Cara dolce buona fatina – esordì l’omino – sono povero in canna, non posseggo più nulla, il mio campicello mi è stato tolto, non so più come sfamare i miei figli: piangono e mi chiedono cibo! Quando vedo le loro lacrimucce mi viene un nodo alla gola che mi rende disperato… Allora la fatina sorrise con infinita dolcezza e con una voce incantevole, flebile flebile, sussurrò nella sua infinita dolcezza: E chi se ne frega!

Paolo Panelli